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venerdì 10 febbraio 2012

Contemporanea o Jazz?



Un breve dibattito tra revisore e controrevisore sull'infinito tema della classificazione dei generi musicali, un problema che viene spesso vissuto tra sentimenti, legami e razionalità.


Revisore: riusciamo a chiudere un articolo per questo we?
Controrevisore: dipende...
Controrevisore: lo conosci rajesh mehta? ascoltalo è un altro pazzoide alla mazurek
Revisore: lo cerco
Revisore: indiano?
Revisore: sto proprio ascoltando mazurek right now
Revisore: boca negra
Revisore: 2010 grandissimo album
Revisore: compralo
Controrevisore: basta hai chiuso col jazz, d'ora in poi
Controrevisore: solo musica contemporanea
Revisore: il jazz è sempre contemporaneo
Revisore: perchè ha nel sangue l'improvvisazione la reinvenzione
Controrevisore: mmm
Controrevisore: sì ma non in tutti i sensi
Revisore: mazurek non può che essere un jazzista
Controrevisore: allora anche la classica
Revisore: eh no
Controrevisore: e la lirica
Revisore: quando tu suoni mozart
Revisore: suoni quello che ha scritto mozart
Revisore: non fa parte del gioco reinventare
Revisore: se esci troppo dal seminato sbagli
Controrevisore: la classica è diventata contemporanea non il jazz
Revisore: infatti
Revisore: perchè il jazz è sempre contemporaneo
Revisore: la classica ha dei periodi
Controrevisore: va bè mettila come vuoi
Controrevisore: non va bene discutere qui di queste cose
Controrevisore: fa male
Controrevisore: in effetti il jazz di mazurek è molto sperimentale
Controrevisore: ma non tutti hanno la sua classe...
Revisore: beh certo
Controrevisore: va bè ho capito dai
Controrevisore: mi preparo che vado alle prove..

lunedì 30 gennaio 2012

ROB MAZUREK, UNDERGROUND

Revisore:

Quando si ha la fortuna di nascere in un posto come l'Emilia Romagna, ti può capitare di iniziare a frequentare la scena jazz e in particolare quella del jazz contemporaneo. Allora scopri che ci sono festival di altissima qualità (Crossroads e satelliti), disseminati nelle varie città e borghi, e poi ci sono locali dispersi sulle colline o immersi nella "bassa" frequentati da incalliti appassionati con i quali fare quattro chiacchiere è come sfogliare un'enciclopedia della musica. Sto parlando in questo caso, del circolo AreaSismica, una casa sulle prime colline forlivesi che da anni ha deciso di puntare, non senza difficoltà, nella musica sperimentale contemporanea, in particolare jazz.



E' in questo piccolo tempio della musica, spesso frequentato dai microfoni di radio 3 battiti, che abbiamo scoperto Rob Mazurek, il quale è venuto ad esibirsi più volte negli ultimi anni; per inciso, oltre a qui, l'abbiamo appena visto insieme a Pharoah Sanders e Chicago/Sao Paulo Underground anche al fantastico festival Aperitivo in Concerto al Teatro Manzoni di Milano.
Nato nel 1965 a Jersey City inizia ad apprendere l'uso della cornetta e presto si trasferisce a Chicago per entrare in contatto con i più importanti musicisti della scena d'avanguardia e improvvisazione (bio-musico-intervista a cura di battiti).
Mazurek oltre a essere un grande strumentista è un compositore, un artista a 360° (si occupa infatti anche di videoarte). Gira per il mondo fondendo e fondando gruppi musicali di diverse provenienze a partire dalla sua Chicago fino a Sao Paulo. Nella sua musica come nelle arti visive le sue operazioni mi ricordano i quadri di Marc Rothko (video), immersioni profonde e destabilizzanti nel colore e nei suoni, ripetizioni infinite di particelle musicali, accostamenti cromatici senza definite linee di demarcazione. La fusione di strumenti classici, tradizionali e live eletronics riconduce infatti a una musica senza tempo nella quale le partiture si spezzano improvvisamente per poi tornare ciclicamente su se stesse oppure per volare verso mete inattese.
Detto ciò, vi invito all'ascolto.


Controrevisore:


Per chi avesse vissuto sulla Luna fino a domenica 22 gennaio, al teatro Manzoni di Milano, nell'ambito della rassegna Aperitivo in concerto, si sono esibiti insieme i Chicago Underground Duo ed i Sao Paulo Underground Duo; il leader di entrambe le band, Rob Mazurek, trombettista, cornettista e sperimentatore audiovisuale, ha dato così vita ad un progetto veramente alternativo e "oltre", proiettato verso un concetto di "paesaggio sonoro" jazz, contaminato da atmosfere elettroniche, da ritmi samba e tropicali, da strumenti "dolci" e da una sezione fiati completa e virtuosa. Per fare ciò, il buon Mazurek, si è potuto avvalere della presenza di un mostro sacro del jazz che, in quanto a sperimentazioni e colpi di scena può solamente insegnare, ovvero il sassofonista tenore Pharoah Sanders, allievo del grande John Coltrane e precursore della tecnica free jazz, oggi molto più in vista rispetto a quando venne proposta in origine. La band è completata da Chad Taylor alla batteria, Matthew Lux al basso elettrico, Gulherme Granado alle tastiere/vibrafono/elettronica e Mauricio Takara alle percussioni/cavaquinho/elettronica, tutti musicisti di indubbio spessore, che collaborano con Mazurek da molti anni nei rispettivi gruppi. 




Il concerto è durato due ore, scivolate via con grande piacere; fin dall'inizio dell'esibizione ci siamo immersi in un mondo sospeso tra estasi e danza, circondati da una foresta acustica che assumeva ad ogni canzone sembianze diverse, i re di questa "giungla" ovviamente la tromba di Mazurek ed il sax di Sanders. Non rinunciando ai fondamenti della composizione jazz (vengono infatti mantenuti momenti di assolo per ogni strumento ed un leit-motif dominante e ben riconoscibile), la band si dedica ad una ricerca sonora impegnativa che inizia dalle parti di batteria, ricercate, mai scontate e che evadonoo da qualsiasi schema ritmico, prosegue per le elaborazioni elettroniche e ritmiche dei due polistrumentisti di origine brasiliana, per il basso elettrico grooveggiante e melodico tanto da lavorare anche come chitarra elettrica in alcune parti, fino ad arrivare alla sezione solista del leader "fisico" Mazurek e del leader "spirituale" Sanders.
Il mio parere su questo progetto è molto positivo; oltre al fatto che si è trattato di un evento quasi unico, è stata un'ottima occasione per vedere "verso dove" sta evolvendo la vena compositiva della musica contemporanea. E' infatti grazie a progetti così che la musica trova respiro, trova spazi per riflettere e riscoprire, le sue origini e le nuove prospettive.
--------------------segnapersone